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I numeri definitivi del congresso
Totale votanti 43552
Mozione 1 (Grassi-Ferrero)
17565 (40,3%)
Mozione 2 (Vendola)
20579 (47,3%)
Mozione 3 (Pegolo)
3351 (7,7%)
Mozione 4 (Belotti)
1385 (3,2%)
Mozione 5 (De Cesaris)
672 (1,5%)
Confronto tra le due mozioni maggioritarie nelle macro zone
Nord
Mozione 1 50,8%
(5522)
Mozione 2 28,6%
(3115)
Centro
Mozione 1 44,8%
(5539)
Mozione 2 42,8%
(5126)
Sud
Mozione 1 29,7%
(4783)
Mozione 2 42,8%
(10051)
Isole
Mozione 1 41,3%
(1861)
Mozione 2 50,6%
(2277
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VII
CONGRESSO NAZIONALE PRC
luglio 2008 - Chianciano |
RICOMINCIAMO: UNA SVOLTA A SINISTRA
VII CONGRESSO PRC
- Pubblichiamo il documento politico approvato dalla maggioranza (342
voti a favore su 646) della platea congressuale
Odg
conclusivo

1
Il Congresso considera chiusa e
superata
la fase caratterizzata dalla collaborazione organica con il PD nella
fallimentare esperienza di governo dell’Unione, dalla presentazione alle
elezioni della lista della Sinistra Arcobaleno e dalla sbagliata
gestione maggioritaria della direzione del partito.
Il Congresso prende atto
che nessuna delle mozioni poste alla base del VII Congresso nazionale
del PRC è stata approvata.
Ritiene necessario
e prioritario un forte rilancio culturale, politico e organizzativo del
Partito della Rifondazione Comunista.
Respinge la proposta della
Costituente
di
sinistra e qualsiasi ipotesi di superamento o confluenza del PRC in
un’altra formazione politica. Il tema dell’unità a sinistra rimane un
campo aperto di ricerca e sperimentazione, partendo da questa premessa.
2
Il rilancio del PRC deve essere
caratterizzato in primo luogo da una svolta a sinistra.
L’esperienza di governo dell’Unione ha mostrato l’impossibilità, data la
linea del PD e i rapporti di forza esistenti, di un accordo organico per
il governo del paese.
La sconfitta delle destre
populiste
e della
politica antioperaia della Confindustria è il nostro obiettivo di fase.
A tale fine, la linea neocentrista che caratterizza oggi il Partito
Democratico è del tutto inefficace e sarebbe quindi completamente
sbagliata la proposta di ricostruzione del centro sinistra; ci
ridurrebbe in una collocazione subalterna all’interno di un contesto
bipolare.
Al contrario è necessario
costruire l’opposizione al
governo Berlusconi, intrecciando la questione sociale con quella
democratica e morale, in un quadro di autonomia del PRC e di
alternatività al progetto strategico del PD.
E’ importante recuperare l’idea
che l’opposizione non è una
mera collocazione nel quadro politico ma si configura come una fase di
ricostruzione, di radicamento e di relazioni sociali, di battaglia
culturale e politica. Nella crisi della globalizzazione capitalistica
l’alternativa la si costruisce nella lotta sociale e politica contro il
governo Berlusconi, i progetti confindustriali e le visioni
fondamentaliste e integraliste. Dentro questa prospettiva è
indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando una
collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste,
di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si
muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali,
sindacali e culturali.
3
Il rilancio del PRC parte dalla
ripresa dell’iniziativa sociale e politica.
La promozione di lotte, la costruzione di vertenze, la ricostruzione dei
legami sociali a partire da forme di mutualità, sono indispensabili al
fine di qualificare dal punto di vista dell’utilità sociale il ruolo
storico dei comunisti e della sinistra. Così come sono elementi
necessari per valutare l’efficacia della nostra presenza nelle
istituzioni e per ribadire la nostra alterità e intransigente
opposizione rispetto alle degenerazioni della politica. Anche in vista
delle prossime elezioni amministrative, ferma restando la piena
sovranità dei diversi livelli del partito, anche alla luce
dell’importanza assunta dai governi locali nel dispiegarsi di politiche
di sussidiarietà, privatizzazione e securitarie, è necessario verificare
se gli accordi di governo siano coerenti con gli obiettivi generali che
il partito si pone in questa fase.
La lotta contro la manovra
economica
antipopolare del governo delle destre, l’opposizione alle iniziative
razziste e discriminatorie contro i migranti e i rom, il contrasto ai
progetti di attacco al pubblico impiego e alla pubblica amministrazione,
l’opposizione alla controriforma della giustizia e la questione morale,
rappresentano terreni decisivi di iniziativa, di mobilitazione e di
allargamento di un movimento di massa contro le politiche del governo.
E’ quindi necessario, fin da
subito, che il nuovo gruppo dirigente
del partito lavori ad ogni possibile
forma di coordinamento della sinistra politica, sociale e culturale al
fine di mettere in campo la più ampia e forte mobilitazione contro il
governo e la Confindustria. In questo quadro è necessario lavorare per
la realizzazione di un nuovo 20 ottobre, una grande manifestazione di
massa e una campagna politica di autunno che, partendo da quanti diedero
vita all’appuntamento dello scorso anno, raccolga nuove forze, in
particolare le espressioni di movimento e di lotta. Rientra in questo
percorso l’impegno ad organizzare per il prossimo autunno la Conferenza
Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori.
Non è però sufficiente una
manifestazione; la
ripresa di una iniziativa di lotta, richiede in primo luogo la messa in
campo di una forte iniziativa in difesa delle condizioni di vita e di
lavoro delle classi popolari; dalla difesa dei Contratti Nazionali di
Lavoro alla questione dei salari e delle pensioni, dalla questione
dirimente della lotta alla precarietà all’iniziativa contro la
disoccupazione nel Mezzogiorno, dalla lotta per la casa alla difesa e
sviluppo del welfare.
E’ centrale la questione del
reddito, a partire dalla
difesa del potere di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche
attraverso un meccanismo di difesa automatica del valore reale delle
retribuzioni e dal tema ineludibile del salario sociale.
Si tratta di terreni decisivi
per ricostruire l’unità del
mondo del lavoro, tra nord e sud, tra lavoratori pubblici e privati, tra
italiani e migranti, e per ricomporre le attuali cesure tra lavoratori
garantiti e atipici. Si tratta di declinare queste lotte intrecciandole
al conflitto di genere ed alle relazioni intergenerazionali. Solo la
ripresa del conflitto di classe può evitare che la guerra tra i poveri
prenda piede nel nostro paese, sedimentando razzismo e xenofobia.
Pur nel rispetto dell’autonomia
del sindacato, non
possiamo che sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le
logiche concertative che hanno reso impossibile la difesa dei lavoratori
e delle fasce a basso reddito. In questo quadro, riaffermando la
necessità di una piena autonomia del sindacato da partiti, governo e
padronato, auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra sindacale
che ponga al centro i nodi della democrazia e della ripresa del
conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma di coordinamento
e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di base.
Riteniamo opportuno favorire
ogni elemento di
conflitto dal basso nei luoghi di lavoro, la rinascita di un
protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici, l’emergere di momenti
di auto-organizzazione, tutti elementi decisivi affinché la battaglia
anticoncertativa assuma una dimensione di massa. In questo quadro è
necessario un forte investimento nella costruzione della presenza
organizzata del partito nei luoghi di lavoro.
Intrecciati con la questione
sociale in senso
stretto, sono cresciuti nel paese importanti movimenti di lotta su temi
decisivi quali la laicità dello Stato, la difesa della Costituzione
repubblicana e antifascista, il rilancio della scuola e dell’università
pubblica, il diritto alla libertà di orientamento sessuale e la lotta
contro ogni forma di discriminazione, omofobia, violenza alle donne e
attacco alle loro libertà, al diritto di scelta e di decisione sul loro
corpo com’è il tentativo di attacco alla 194 e la legge sulla
procreazione assistita, la difesa dell’ambiente su questioni che
interessano contesti locali ma pongono problemi generali relativi al
modello di sviluppo. Basti pensare alle lotte contro la Tav, contro le
grandi opere, contro la proliferazione di inceneritori e rigassificatori.
Si deve dare un sostegno attivo a questi movimenti lavorando per una
ricomposizione dei conflitti in una strategia globale di
trasformazione.
Diritti sociali, civili,
ambientali sono per noi le
diverse facce di uno stesso progetto: l’alternativa di società.
In questo quadro il VII Congresso
del PRC ritiene necessario il lancio di una stagione referendaria sulle
questioni della precarietà, della democrazia sui luoghi di lavoro,
dell’antiproibizionismo, da gestire con il più vasto schieramento
possibile.
4
Il PRC, riprendendo il percorso
cominciato a Genova,
ribadisce la propria internità al movimento mondiale contro la
globalizzazione capitalistica e, in questo quadro, la volontà di
intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e
progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le importantissime
esperienze latino-americane che si collocano contro le politiche
neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro l’occupazione
militare e per l’autodeterminazione.
In Europa, in particolare,
lavora ad un rafforzamento dell’unità delle forze comuniste e di
sinistra alternative al Partito Socialista Europeo, sia nell’ambito del
Partito della Sinistra Europea sia in quello del Gruppo Parlamentare
Europeo della Sinistra Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica, al quale
aderiranno i futuri eletti.
Per questo motivo il Congresso
dà mandato agli organismi dirigenti affinché alle prossime elezioni
europee siano presentati il simbolo e la lista di Rifondazione Comunista
– SE sulla base del programma che sarà definito nel prossimo autunno.
Questa decisione si deve accompagnare alla ricerca di convergenze, in
occasione delle elezioni europee, tra forze anticapitaliste, comuniste,
di sinistra, sulla base di contenuti contrari al progetto di Trattato di
Lisbona e all’impostazione neoliberista e di guerra dell’ Unione
Europea. Il Congresso ritiene gravissima qualsiasi manomissione della
legge elettorale per le europee e impegna tutto il partito a contrastare
questo progetto con il massimo di mobilitazione democratica di massa.
In Italia, in vista del prossimo
vertice del G8, il PRC si deve impegnare, nelle istanze del movimento contro la
globalizzazione, a ricostruire lo schieramento di forze politiche e
sociali che condusse la mobilitazione contro il G8 di Genova, senza
tacere sulle responsabilità del governo Prodi e sull’accondiscendenza
del governo Soru nell’individuazione della sede del vertice in Italia
alla Maddalena.
Il PRC deve impegnarsi,
nell’ambito del movimento pacifista, in ogni lotta contro le guerre in
corso nel mondo, contro la NATO e contro tutte le basi militari
straniere, a partire da quella di Vicenza, e deve impegnarsi per il
ritiro dei contingenti italiani dai teatri di guerra.
5
Il Congresso ritiene necessario
rilanciare il partito e il progetto strategico della
rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo dirigente a promuovere
ed incoraggiare un effettivo e pluralistico dibattito politico e teorico
che prosegua nel segno dell’innovazione e della ricerca. In questo
quadro, la ricerca sul tema della nonviolenza non riguarda per noi un
assoluto metafisico ma una pratica di lotta da agire nel conflitto e
nella critica del potere.
E’ parimenti necessario
rilanciare l’indagine sulla morfologia del capitalismo contemporaneo,
allargare il lavoro di inchiesta sulla nuova composizione di classe e
sulle forme di organizzazione del conflitto.
Il rilancio del partito è
impossibile senza la cura del partito stesso.
Il Congresso impegna il nuovo
gruppo dirigente a procedere nella riforma del partito, in particolare
mettendo in discussione il carattere monosessuato e separato della
politica, muovendo dalle indicazioni emerse dalla Conferenza di
Organizzazione di Carrara.
E’ necessario impedire ogni
degenerazione del partito
in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito
alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre
forze politiche.
La gestione unitaria del partito,
nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a
tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi
decisionali e non come mero diritto di critica a decisioni assunte da
maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.
La democrazia non è una forma
qualsiasi
di funzionamento del partito. Non si deve ridurre alla pura dialettica
tra diverse posizioni né confondere in alcun modo con forme
plebiscitarie di consenso. Il tesseramento deve essere strumento di
partecipazione alla vita del partito, al suo progetto politico e alle
sue decisioni. Non deve mai ridursi a strumento burocratico di conta
interna. La democrazia necessita di partecipazione libera ed informata
alla formazione di decisioni circa gli indirizzi politici di fondo e le
scelte più importanti. In questo quadro la democrazia di genere è
elemento essenziale della trasformazione della società per un mondo in
cui eguaglianza e differenza siano elementi fondativi dell’autocostituzione
di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.
Gli organismi dirigenti
a tutti i
livelli non devono essere retti da una logica elitaria e devono essere
fondati sul principio di responsabilità. La rotazione degli incarichi,
la non commistione di incarichi di partito con incarichi istituzionali
di governo, il rinnovamento costante degli organismi e il superamento
del loro carattere monosessuato, l’introduzione di codici etici relativi
ai comportamenti connessi ai privilegi sono obiettivi che il Congresso
indica come prioritari al nuovo gruppo dirigente.
Il Congresso impegna
infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con gli strumenti
opportuni, al miglioramento della formazione di tutti gli iscritti, dai
militanti di base ai dirigenti nazionali”.
Chianciano, 27 Luglio 2008
Intervento Carradori al 7° Congresso del Partito della Rifondazione
Comunista

Ho l’onore di intervenire in rappresentanza
delle compagne e dei compagni della Regione Veneto e della Federazione di
Venezia. La nostra è una regione critica, dove la sinistra non ha perso solo
ad aprile ma dove la sua sconfitta risale a molto prima.
Sconfitta che ha origine all’interno dei
cambiamenti profondi avvenuti nella società negli ultimi anni.
Sconfitta di natura prima di tutto culturale
che politica.
Sto parlando di una regione dove i valori di
sinistra, i nostri valori, quelli in cui tutti noi ci ritroviamo, non sono
solo di difficile comprensione o in crisi. Ma sono completamente scomparsi.
Beni comuni, solidarietà, accoglienza, aiuto,
hanno perso significato a fronte di un dilagare velenoso di individualismo e
liberismo sfrenato.
La denuncia di tutto ciò deve essere fatta. Ma
poi dobbiamo assolutamente passare ad un altro piano. Organizzare un
processo di trasformazione politica, sociale, culturale.
Questo processo non si può fare però
riflettendo solo sugli aspetti negativi.
Questo processo si fa imparando a vedere dove
gli altri non vedono, raccontare le storie che gli altri non raccontano,
comprendere che i cambiamenti nascono dai margini, dalle zone d’ombra e non
dai centri di potere.
Crediamo fermamente che tutto ciò si possa fare
raccogliendo la sfida di ripartire “dal basso a sinistra”. Si colmano le
spaccature profonde di una società in crisi necessariamente con interventi
ed azioni di natura sociale. Non c’è contraddizione tra un partito che si
ricostruisce direttamente nella società, dove i compagni e le compagne sono
protagonisti delle lotte, dentro i conflitti, ed invece un’idea più alta,
nobile della politica perché svolta nei luoghi “sacri” delle istituzioni.
Forse questi aspetti sono nuovi per il partito
a livello nazionale, che attualmente si trova come smarrito ad interrogarsi
a proposito del conflitto che si è creato tra la rappresentanza
istituzionale e la società. Ma per noi del Veneto tutto ciò non è nuovo. Il
Veneto è una regione dove il Partito della Rifondazione Comunista è quasi
totalmente scomparso. La colpa di questa scomparsa non deve ricadere solo
sul territorio. È il partito che si deve interrogare perché l’ha
abbandonato, perché negli anni se ne è progressivamente disinteressato.
Affinché questa fondamentale autocritica del
Partito non si traduca solo in una mera affabulazione da ciarlatani è
necessario che si riveli in comportamenti coerenti con i bisogni dei
territori, con i bisogni delle persone che vivono nei territori.
Interventi quotidiani semplici, quasi banali.
Sto parlando di asili e servizi per l’infanzia autogestiti, polisportive per
i giovani, interventi di cura e protezione verso i più deboli, dopo scuola
per i ragazzi, corsi di italiano per gli stranieri.
Questo per noi è il Partito Sociale. Un Partito
capace di coinvolgere al massimo le sue risorse, che sono il patrimonio più
grande di questo Partito ossia le compagne ed i compagni che continuano a
credere che un altro mondo deve essere possibile.
Il coinvolgimento attivo di tutte le compagne
ed i compagni cozza contro un’idea di Partito oligarchica, costruita su
forme di leaderismo teleguidato dove conta di più il gesto estetico che la
costruzione dal basso quotidiana.
Chiediamo che la direzione politica del Partito
non sia più monolitica e centralista, ma strutturata nei territori,
policentrica.
È questo policentrismo che deve diventare la
linea politica nazionale del Partito.
Lo slogan del congresso è “Ricominciamo” ma
forse non si tratta di ricominciare ma di valorizzare chi non ha mai smesso
di lottare.
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