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LOTTA AL CAROVITA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA FESTA DEI GIOVANI COMUNISTI

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Federazione Prc Venezia

 

RFI FIGURACCIA SUI SERVO-SCALA DELLA STAZIONE DI MESTRE

 

R.F.I., LA FIGURACCIA SUI SERVOSCALA DELLA STAZIONE DI MESTRE POTEVI EVITARLA: RIFONDAZIONE RISPONDE CON LE PROVE A QUANTO DENUNCIATO

 

Dopo aver letto la risposta “i servo scala sono perfettamente funzionanti… …per accedere al servo scala basta seguire le procedure del caso, che i disabili conoscono benissimo” con cui RFI Rete Ferroviaria Italiana smentiva l’interrogazione del consigliere Bonzio della FDS che metteva in luce le difficoltà che incontrano  le persone disabili per acceder a tutti i binari della Stazione Ferroviaria di Mestre, mercoledì mattina una delegazione di Rifondazione Comunista ha fatto la cosiddetta prova del nove, per vedere come stanno realmente le cose.

 

Questo il racconto di Sebastiano Bonzio e Gino Baoduzzi (responsabile dello sportello Handicap di Rifondazione) che, assieme a sua moglie Cristina, entrambi portatori di disabilità motoria, Leda Cossu della Fish ed altri testimoni, tra cui una troupe televisiva ed alcuni giornalisti, erano presenti.

 

“Arrivati in stazione” – raccontano Bonzio e Baoduzzi - “abbiamo chiesto le chiavi dei servo-scala (perfettamente funzionanti da quando sono entrati in servizio, come ha risposto RFI) prima ai sempre gentili portabagagli che di solito ci prestano assistenza e, poi, anche al posto fisso della Polizia ferroviaria, per raggiungere un binario interno (il binario 6, per l’esattezza). La Polfer ci ha dirottato all’ufficio accoglienza di RFI nel quale un altrettanto gentile addetto si è attivato contattando la responsabile del servizio servo scala, che sembra sia l’unica detentrice delle chiavi di azionamento degli stessi, che, però, oggi era fuori sede. Risultato, in tutta la stazione non era disponibile un’altra copia delle chiavi per farli funzionare! A questo punto, non mettiamo neanche più in dubbio che funzionino… Dopo un po’, vista la numerosa delegazione – in totale circa 15 persone – è arrivato in loco il Dirigente responsabile della Stazione che ci ha spiegato che l’unico modo disponibile attualmente per i disabili per arrivare ai binari interni della stazione è proprio quello di attraversare gli stessi senza scendere nel sottopassaggio. Anche perché, ha aggiunto, i servo scala sono lenti e la loro apertura è d’intralcio al passaggio delle persone che hanno bagagli! Cioè esattamente quello che avevamo denunciato noi nell’interrogazione: una persona portatrice di disabilità motoria non ha altra possibilità, per passare da una banchina all’altra della stazione, che attraversare i binari con tutti i pericoli e i disagi del caso, accompagnato da personale delle ferrovie per assicurarsi che non vi siano treni in transito in quel momento. In totale spregio a quanto previsto dalla normativa vigente (L. 67/2006) in materia di contrasto alle discriminazioni delle persone disabili. Altro che seguire le procedure del caso come ci ha risposto RFI!!!  Quindi cos’altro dire: peso el taccon del buso! Con l’occasione ringraziamo tutti quelli che sono venuti ad aiutarci questa mattina e il personale presente in stazione. La nostra denuncia con tanto di sopralluogo” – chiudono i due –“ è stata molto utile e non sarà certamente l’ultima finché RFI, anziché smentire con sufficienza le nostre istanze, non si deciderà a risolvere una volta per tutte il problema.”


Sebastiano Bonzio e Gino Baoduzzi
3481300329

 

 

 

I circoli danno la carica: nessuna rassegnazione, ma più chiarezza strategica

    più partito

Renato Cardazzo segretario regionale PRC Veneto

 L'assemblea del Circoli PRC del nord, tenutasi a Milano lo scorso sabato,  ha dimostrato quanta dedizione, quanta generosità, ma anche quanta rabbia, pervada i nostri Circoli. Dei seicento circoli del nord, era presente una nutrita rappresentanza, oltre duecento sessanta circoli registrati, e per la prima volta nella storia del nostro partito la parola è toccata a loro. L'assemblea, introdotta da una relazione piuttosto "prudente” da Gianluigi Pegolo, a nome della segreteria nazionale, si è svolta in modo costruttivo e in un clima tutt’altro che di smobilitazione. Per una volta i dirigenti regionali e di federazione, i dirigenti nazionali, si sono limitati (quasi tutti) ad ascoltare i compagni della base, quelli che fanno funzionare ancora oggi, nonostante le micidiali batoste, l'iniziativa concreta.

"Siamo il popolo dei banchetti, dei volantinaggi, dei blocchi degli sfratti, delle lotte ai cancelli e dentro le fabbriche, dei gruppi di acquisto e di solidarietà popolari" questo il messaggio, di quel partito che a sentirsi definire settario, incapace di dialogo e di pura testimonianza, non ne vuole proprio sapere. Dalla Val Susa, patria dei No Tav, al Polesine dove si lotta contro la riconversione a carbone della centrale Enel. Circoli che raccontano di lotte popolari come nel caso dell'opposizione alla base USA al Dal Molin, ricordata nell'intervento di Roberto Fogagnoli del Circolo di Schio; oppure le esperienze di costruzione del Partito nelle buone pratiche per il territorio, come ci spiega Margherita Citton  del Circolo di Mirano; o come si prova ad insediare il partito nei luoghi di lavoro, luogo centrale del nostro impegno, come ha ribadito Renato Panciera del Circolo di Marghera. Circoli che si sono raccontati, senza enfasi o retorica, consapevoli della crisi della sinistra e del PRC, della difficoltà di capitalizzare il grande lavoro fatto, del progressivo venir meno del consenso popolare..

E via via che si susseguono gli interventi, le narrazioni delle proprie esperienze, le cose riuscite e quelle fallite, sempre più cresce la convinzione che proprio da questo patrimonio possiamo ricavare  il primo pilastro per la ripartenza. La valorizzazione, la messa in rete, la condivisione delle esperienze è il primo passo di un duro lavoro di costruzione di unità, l'unica unità davvero utile, quella che riorganizza i soggetti sociali che il pensiero unico ed il dominio capitalista disarticola, contrappone, isola. Senza quest'unità e questo percorso di ricomposizione, qualsiasi alchimia per tenere in vita la sinistra si ridurrà a tecnicismi da stati maggiori decaduti.

L'assemblea dei Circoli parla anche di una inderogabile riforma del partito,  di un nuovo modo di costruire e di concepire i gruppi dirigenti. Uscire dalla logica  delle correnti e delle sottocorrenti è il leit motiv, per provare a ricostruire i gruppi dirigenti sulla base di funzioni, partendo dalle espressioni del territorio, provando a far tesoro delle competenze, delle esperienze, delle ricchezze che ancora oggi, nonostante le sconfitte pesino moltissimo, esistono.

Ecco allora la proposta di ufficializzare l’assemblea nazionale dei segretari di Circolo, da convocare ogni anno, assieme alla scelta di favorire e facilitare relazioni orizzontali tra circoli, federazioni, regionali. Un percorso di maggior democrazia all’interno del quale lo stesso rinnovamento dei gruppi dirigenti non deve e non dovrebbe diventare un dramma.

Ma la centralità del congresso deve guardare ad altro. Serve uno sforzo per leggere lo stato di cose esistente e per dire come noi comunisti intendiamo modificarlo, per noi e per le future generazioni.

Non è possibile pensare che ai disoccupati, ai precari, ai lavoratori delle aziende in crisi, ai giovani studenti, ai pensionati noi si risponda dividendoci tra chi pur di riconquistare una presenza istituzionale e fare due deputati è disposto a tornare nell’alveo di un centro sinistra oggi al governo con Berlusconi; oppure, per opposto, pensare che un blocco anticapitalista si possa ricostruire sommando litigiosi velleitarismi, che vagheggiano persino di aprire la guerra alla FIOM del “traditore” Landini.

Ai ceti popolari non interessa sentirsi dire ogni cinque minuti che rifondazione comunista non è autosufficiente, ecc…  ai soggetti che ancora guardano a sinistra, che ancora sperano in una possibile alternativa, interessa  sapere quale sia il nostro progetto e quale sia il percorso che intendiamo concretamente intraprendere.

E’ con questa chiarezza che allora potremmo portare un contributo vero, sostanziale, alla ricostruzione di un grande blocco politico e sociale per una sinistra anticapitalista di massa.

Serve quindi un Congresso che si cimenti con  l'ardua costruzione di linea politica, che sia di identità politica (non l’identità liturgica buona solo per litigare sul Pantheon della nostra tradizione), che sia di orizzonte e non si limiti alle schermaglie sulle alleanze elettorali.

Per questo un Congresso diviso in mozioni di testimonianza, per darsi diversi rapporti di forza con i quali pesare i nuovi dirigenti, sarebbe una sciagura. A cui, è bene dirlo con estrema chiarezza, molti di noi si sottrarrebbero


 

circolo culturale 100 passi

FESTA DEL TESSERAMENTO 2013 PRANZO COMUNISTA DEL CIRCOLO 100PASSI- GIUDECCA GIOVEDI' 13 GIUGNO 2013 ORE 17.30

interverrà il segretario provinciale del PRC Sebastiano Bonzio

Menu - 12 euro

antipasto

carne alla griglia

contorni

acqua

vino

torta

caffè

info: 348-2513299 - 041 2411413   (Enrica e Pierino)

 

 

 

 

 

SONO DISPONIBILI PRESSO LA SEDE DELLA FEDERAZIONE I QUESTIONARI DELLA DIREZIONE NAZIONALE PER L'INCHIESTA SULL'ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE DEL PARTITO. I SEGRETARI DEI CIRCOLI DEVONO RITIRARLI PER POI RICONSEGNARLI, IN BREVE TEMPO, COMPILATI

 

 

   

 

 

 

DENUNCIA DELLO SPORTELLO HANDICAP

DI RIFONDAZIONE COMUNISTA:

I DIVERSAMENTE ABILI A MESTRE NON POSSONO NEMMENO GETTARE I RIFIUTI

 

 

 

ONORE AL PRESIDENTE

HUGO CHAVEZ

 

 

Ordine del giorno approvato a larga maggioranza dall’assemblea dei membri del Comitato politico federale e dagli iscritti del Prc di Venezia, giovedì 8 marzo 2013.

Il disastroso risultato elettorale di RIVOLUZIONE CIVILE - un'aggregazione elettorale che si presentava con un programma estremamente avanzato sul piano della proposta politica ma costruita attraverso modalità sconclusionate e talvolta inaccettabili - non può non indurre il Partito nel suo complesso ad un'urgente e onesta analisi.

Un'attività doverosa, non fosse altro per comprendere le ragioni della confermata estromissione dal Parlamento, nel momento di picco della più importante crisi economica conosciuta nel dopoguerra - ancora una volta sotto i colpi del voto utile e del voto di protesta - di un punto di vista alternativo al socialmente mortifero sistema di austerità di cui i principali partiti (PD in testa) sono responsabili. Un percorso indispensabile per provare a costruire una reazione adeguata.

Su RIVOLUZIONE CIVILE si è abbattuta quella che si può definire la "tempesta perfetta". L'esplosiva miscela di errori tattici e organizzativi con drammatici strafalcioni nella lettura della fase e nella costruzione di una proposta realmente capace di proporsi come utile in questa fase di crisi e massacro sociale. Il tutto nonostante la gran mole di lavoro svolta su questo piano, soprattutto da Rifondazione, che rappresentiamo per necessità di sintesi con le campagne di raccolta firme per le Leggi regionali sul lavoro e per i referendum su pensioni e lavoro.

La gestione inadeguata e prefettizia della campagna elettorale, la scelta suicida sul piano del marketing elettorale di non comunicare la natura plurale della lista per schiacciarsi su un progetto personalistico (senza perciò valorizzare sul piano sociale la candidatura di una personalità come Ingroia che è stato confinato nello “scontato ruolo” del Magistrato), le modalità demenziali, centralistiche di formazione delle liste - che hanno relegato i rappresentati voluti dal territorio in posizioni ridicole e inutilizzabili ai fini di una campagna elettorale attiva -, lo smantellamento in periodo elettorale delle strutture organizzate e di Rifondazione sono solo alcune delle défaillances gravi che si possono isolare sul piano tattico organizzativo.

Elementi che si sono inseriti, amplificandoli, negli errori di lettura della fase e di azione sul piano strategico. La sottovalutazione della degenerazione della tenuta democratica (simbolicamente rappresentata da una delle peggiori leggi elettorali dell'occidente), l'incapacità del Partito di riposizionarsi di fronte all'ulteriore recrudescenza della crisi, così da saperne dare una lettura aggiornata e costruire le scelte indispensabili per superarla e la drammatica incapacità o assenza di volontà di movimenti e organizzazioni rappresentative dei lavoratori (CGIL in testa) di promuovere e agire un grado minimo di conflitto sociale sono i più evidenti.

Senza far fronte a queste criticità, specie in un lasso di tempo così esiguo, era al limite dell'impossibile la crescita di un'esperienza come RIVOLUZIONE CIVILE, avanzata sul piano programmatico ma costruita in modo da non riuscire a comunicare il proprio antagonismo al sistema (complici alcune titubanze difficili da comprendere sul piano dei rapporti con centrosinistra e M5S).

Il risultato è stato quello di incanalare rabbia sociale e volontà di cambiamento verso il voto utile e quello di protesta.

La Federazione di Venezia ha ammonito per tempo il Partito sulla possibilità che queste criticità e questo fallimento si verificassero, purtroppo senza significativi riscontri dal livello nazionale. 

Abbiamo perso, ma non dobbiamo perderci. Le nostre proposte e le nostre ragioni sono ancora in campo. Oggi è necessario ripartire dall'unico asse attorno al quale si può costruire l'alternativa: Rifondazione comunista dalla sua capacità di radicamento sociale, la rete di militanti e di circoli, senza imbrigliarla in una gabbia settaria e autoreferenziale. È indispensabile ottimizzarne il patrimonio politico/organizzativo con quello che di positivo ci lascia l'esperienza di Rivoluzione Civile in termini di relazioni e di contaminazione tra culture politiche, puntando senza ambiguità alla costruzione di uno spazio politico che dia voce alle aspirazioni di cambiamento e trasformazione della società che esistono nei territori e nei luoghi di lavoro. Riprendendo quelle progettualità a cui rifondazione guarda naturalmente e che avevamo indicato come modello alla Festa di Venezia con gli interventi dei principali esponenti del Fronte de Gauche e di Siryza. 

Per far ciò riteniamo sarebbe non solo inutile ma dannosa l'eventualità di lanciare il partito nel suicidio di un congresso straordinario, l'ennesima conta di cui i compagni non sentono il bisogno, che avrebbe l'unico effetto di individuare dei capri espiatori, garantendo la riproduzione dell'apparato nazionale, senza modificarne significativamente la natura. La riedizione dell'ennesima liturgia delle correnti e degli equilibri interni che è la cosa che, al contrario va definitivamente sradicata.

Non vogliamo che "tutto cambi, affinché nulla cambi", vogliamo costruire un modello completamente diverso di partito, fondato su un rinnovato rapporto tra il nazionale e i territori che devono essere il fulcro della nostra ripartenza.

È necessario promuovere una mobilitazione del partito dal basso, subito, con attivi provinciali e regionali aperti, che sfocino in tempi brevi in un'assemblea nazionale del partito, pubblica, aperta alle forze che sono pronte ad affrontare la prossima fase, più dura della precedente, con poche ma chiare proposte, su cui rilanciare la mobilitazione di massa.

Solo in questo modo sarà possibile dar vita ad un percorso che sfoci in una scadenza congressuale di reale cambiamento, capace di superare la logica correntizia, per traghettare il partito in una fase in cui sia possibile dar vita alla costruzione di uno spazio politico che dia  rappresentanza alla sinistra di alternativa, come avviene nel resto d'Europa.

 

 

  

 

COMUNICATO STAMPA
"Finalmente Venezia e il Lido decidono di liberarsi dalle catene di EST CAPITAL"

Sono soddisfatto della decisione della Giunta di non sottoscrivere alcun accordo transattivo con Est Capital per risolvere in via extragiudiziale il contenzioso in atto sulla riqualificazione del Lido con la trasformazione dell’ex ospedale al Mare e l’intervento sull’area della Mostra.

La mobilitazione dei comitati, delle forze politiche e dei singoli cittadini ha pagato, arrivando a scongiurare una scelta che avrebbe costretto l’amministrazione a proseguire all’interno dell’accordo museruola sottoscritto nel 2006 dall'amministrazione Cacciari e delle successive modifiche. Una spirale negativa che ha strozzato il territorio e le sue aspirazioni, mettendo l'Amministrazione sotto schiaffo di vandaliche logiche speculative, ademocratiche, non trasparenti.

È necessario rompere con questa storia da sempre contestata dalla Federazione della Sinistra, poiché fatta di assurdi commissariamenti, fallimenti, utilizzo spregiudicato di preziosi fondi pubblici e soggetti imprenditoriali poco affidabili (stando alle cronache giudiziarie). Occorre disdire questo sistema asfissiante per puntare al massimo coinvolgimento di tutte le istituzioni e dei cittadini.

È per questo che ribadisco la volontà di proporre nei prossimi giorni una delibera per attivare un'ampia attività di consultazione della cittadinanza, analoga a quella tenutasi sul ciclo del cloro, per capire:

1) se un Palazzo o Palazzetto del cinema è ritenuto essenziale per rilanciare la Mostra del cinema o se non siano altre le opere e le azioni necessarie per raggiungere questo scopo (risistemazione del piazzale con un adeguato arredo urbano, ristrutturazione del Paladarsena, utilizzo dell'ex Casinò con contenuti multidisciplinari, ripristino della scalinata, valorizzazione del forte austriaco e del verde residuale).

2) Quale futuro si immagina per l'area dell'ex Ospedale al Mare, per il Monoblocco e i servizi sanitari del Lido di Venezia, per l'area della Favorita.

Sebastiano Bonzio
Capogruppo Federazione della Sinistra al Comune di Venezia

 

 

 

 

La pesante sconfitta non cancella il generoso impegno delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista del Veneto

A nome del Partito della Rifondazione Comunista del Veneto intendo ringraziare tutte le compagne e i compagni del partito che anche in questa difficile campagna elettorale hanno dimostrato tutta la loro generosità, l'attaccamento all'organizzazione, la caparbietà nella difesa dei valori e delle proposte  di opposizione al liberismo che sono alle fondamenta  della nostra scelta politica..
Molti di noi  hanno vissuto con convinzione e fiducia l'esperienza di Rivoluzione Civile, altri con
dubbi e perplessità, nel timore che la nostra identità potesse venir oscurata, tutte e tutti però abbiamo sfidato pioggia e neve, fatto centinaia di gazebi, distribuito migliaia di volantini, promosso incontri.
Una impegno straordinario,  in una campagna elettorale che accordi verticistici e centralistici, del tutto insulsi, hanno reso ancor più difficile, con liste paracadutate da burocrati incapaci, estranee al territorio, che sembravano fatte quasi apposta per far perdere voti .
Ci è stato più volte chiesto di non caratterizzarci come partito, ma nello stesso tempo, salvo rarissime eccezioni, ci siamo trovati a fare la campagna elettorale da soli.
Fin dai prossimi giorni daremo  vita ad una riflessione collettiva la più ampia possibile,  promuovendo  in tutto il  Veneto  assemblee aperte a iscritti, simpatizzanti, amici per riflettere e provare assieme  a
ricostruire un percorso che sappia fare i conti con la pesantissima sconfitta elettorale, evitando diaspore e abbandoni.


Renato Cardazzo segretario PRC Veneto

 

BONZIO-CARDAZZO-PETTENO' SU ELEZIONI POLITICHE

Intanto grazie a tutte le compagne e compagni di Rifondazione, lo facciamo a nome del Partito che rappresentiamo a livello regionale e veneziano, ma anche a titolo personale. Siamo orgogliosi di appartenere a questa comunità che ancora una volta ha lavorato dando il massimo delle energie e generosità, senza risparmiarsi, usando tutte le nostre povere risorse per tentare di raggiungere e convincere il maggior numero di cittadini.
L'esito non è stato entusiasmante (diciamo così).
Servirà, come è doveroso, una riflessione ampia, collettiva e aperta sugli errori, le responsabilità, gli sbagli, le mancanze.... La faremo tutti insieme. Per il momento intendiamo solo dire alcune cose.
Arrivavamo da una straordinaria campagna di mobilitazione sui temi del lavoro, nell'ultimo anno avevamo raccolto 50.000 firme solo nel Veneto per le tre leggi regionali contro la delocalizzazioni, per il reddito sociale e il blocco dei licenziamenti; avevamo poi avviato con grandi consensi la campagna referendaria per il ripristino dell’art.18 distrutto dalla riforma Fornero, l’abrogazione dell’art. 8 che ha destrutturato il CCNL, per cancellare la controriforma delle pensioni del Ministro Fornero, per l’eliminazione dei privilegi della casta.... Ci pare che queste battaglie siano rimaste come contorno nel progetto di RIVOLUZIONE CIVILE che, pur potendo contare su una base programmatica assolutamente avanzata sul piano della proposta dell’alternativa politica, si è limitato ad essere a livello nazionale unicamente un progetto personalistico, ovvero basato sulla storia personale e il prestigio di Antonio Ingoia, di una risorsa politica che invece di essere spesa come attore di una proposta di reale cambiamento politico e sociale all’interno di una fase di crisi senza precedenti è stata confinata nello “scontato ruolo” del Magistrato, ovvero dell'uomo giusto che si impegna in politica.
Inoltre ancora una volta, se possibile con ancor maggior impatto che in passato, abbiamo assistito ad una centralizzazione burocratica ed insulsa nella formazione delle liste, costruite fuori da ogni logica (quasi a volerci far perdere voti), con comitati elettorali regionali coordinati su stile prefettizio da figure, rispetto alle quali non abbiamo nulla da eccepire sul piano personale ma del tutto improvvisate, con il risultato che invece che promuovere e predisporre la campagna (e quindi i materiali necessari) con la valutazione sui bisogni dei territori, ci si è limitati a diventare esecutori terminali delle decisioni nazionali.
Decisioni tanto strampalate da far gridare vendetta: pensiamo solo alla scelta di far parlare Ingroia a Vicenza al pomeriggio e al Petrolchimico di Marghera alle 12.30, ottenendo così che a Venezia ci fossero 300 persone invece che 3000); oppure pensiamo alla faccia del compagno che si è visto consegnare, per ciascuna provincia numero 5000 volantini per tutta la propaganda, quantità insufficiente per una sola giornata di banchetti ai mercati; oppure i tre manifesti, con la faccia di Ingoia (che si è dato per scontato, specie nelle regioni del nord, fosse conosciuta nell’Italia del ventennio berlusconiano) senza nessun tratto che permettesse di capire al cittadini normali se si trattasse di una lista di sinistra, almeno gli slogans fossero stati: "Lavoro, Democrazia, Pace...", invece no "coraggio, cambiamento, vinciamo...".
In questo contesto ha pesato non poco l'assurdo divieto di far sapere ai nostri elettori la natura di Rivoluzione Civile, ovvero che oltre alla presenza di quelle poche figure espressione della "società civile" (per altro assai contraddittori tra loro, basti pensare ad Ilaria Cucchi e al poliziotto chiacchierato per le posizioni “equivoche” sui fatti di Genova...) vi erano delle forze politiche. L'impossibilità di usare i simboli per dare indicazione di voto (per non far confusione?) ha disorientato e/o frustrato buona dei nostri stessi militanti e reso molto probabile che una quota stessa dei nostri elettori ignorasse chi votare...
Non diciamo su tutta la propaganda, ma un materiale apposito che spiegasse la ricchezza plurale della lista sarebbe stato utile. Purtroppo, a puntuale richiesta, vi è stata una risposta negativa, inappellabile, secca e burocratica...
Poi la lista, o meglio la testa di lista: 5 uomini (e basterebbe questo per doversi vergognare), assurdamente piazzati sulla base di terzine perpetuate a livello nazionale per garantire le posizioni eleggibili, alcuni di questi mai visti né sentiti, sconosciuti prima del voto, sconosciuti dopo il voto... una logica demenziale, contro la quale abbiamo invano tentato di ribellarci, che ha relegato i rappresentati voluti dal territorio in posizioni ridicole e inutilizzabili ai fini di una campagna elettorale attiva. Ci fermiamo qui.
Condividiamo lo spirito di tutte e tutti quelli che affermano che la strada è quella di non lasciarsi abbattere e proseguire nella costruzione di una sinistra alternativa al liberismo, trattenendo quello che c’è di salvabile nell’esperienza di Rivoluzione Civile ma modificando radicalmente forme e modalità di strutturazione di questo processo. Ci attende quindi un grande lavoro verso questo obiettivo, con la costruzione di un percorso condiviso, includente e ampio sia sul piano politico che sociale.
Per quanto riguarda gli iscritti del PRC, e lo stesso crediamo varrà per le altre componenti organizzate, vi saranno percorsi di riflessione, analisi e orientamento aperti a chi vorrà contribuire.
Ma dovremo fare tutti presto.
La crisi capitalistica non avrà nessun rallentamento ed il massacro sociale seminerà ulteriore disperazione e abbandoni. Non possiamo permetterlo.

Fraterni saluti

Renato Cardazzo segretario PRC Veneto
Sebastiano Bonzio segretario PRC Venezia
Pietrangelo Pettenò consigliere regionale PRC SINISTRA EUROPEA

  

 

PAOLO FERRERO - Grande è la delusione e lo scoramento

 

Voglio quindi dare un grande ringraziamento ai compagni e alle compagne per il loro lavoro e proporvi una prima riflessione a caldo.
I dati sono arrivati e sono chiari: abbiamo perso. Rivoluzione Civile è rimasta schiacciata tra il voto di protesta dato a Grillo e il voto utile dato a Bersani.
Il voto è caratterizzato dal grande successo di Grillo che rappresenta l’insofferenza di massa per le politiche economiche e il sistema politico. Questo è il risultato che fornisce la cifra della consultazione elettorale: un paese che non condivide le politiche neoliberiste e non si riconosce nel sistema politica ma non ha maturato alcuna alternativa. Contemporaneamente un parlamento in cui nessuno degli schieramenti che si è presentato alle elezioni ha la maggioranza.
Quella che ci consegna il voto non è allora una rivoluzione, ne una situazione di stallo, ma una crisi organica, in cui il sistema non è più in grado di dare una risposta stando all’interno delle sue regole. Per descrivere la situazione italiana ho più volte parlato di Weimar al rallentatore, adesso ci siamo finiti dentro in pieno.
Il risultato concreto delle elezioni non è quindi la rivoluzione ma l’implosione del sistema in cui nemmeno il nuovo ricorso alle urne è così semplice: rischierebbero di riprodurre la situazione di stallo.
Parallelamente mi pare difficile che possano ridar vita ad una grande coalizione: la campagna elettorale ha fortemente polarizzato la situazione.
In questo contesto la cosa più probabile e più pericolosa è che i poteri forti aprano una battaglia politica per ottenere un governo a termine che dia vita alle riforme istituzionali, al fine di risolvere attraverso una semplificazione autoritaria il tema della governabilità. Temo cioè che emergerà pesantemente la proposta del presidenzialismo. La stabilizzazione che non è possibile determinare per via politica potrebbe essere perseguita per via istituzionale, aprendo la strada ad una riduzione dei margini di democrazia.
Nostro compito in questa situazione è la proposta di riscrittura attraverso un percorso di partecipazione popolare delle forme e dei contenuti della sovranità popolari al di fuori delle politiche neoliberiste.
Qui mi fermo stasera. Da domani cominceremo a rifletterci meglio a mente lucida.

  

 

RENATO CARDAZZO: NESSUN BARATTO

Credo sia doveroso provare a orientarsi, anche se per sommi capi, nella complessa situazione che come Rifondazione Comunista stiamo vivendo.

Chiedo scusa alle compagne e compagni se, in quest’occasione, mi permetterò di tenere sullo sfondo la situazione drammatica in cui sono precipitate le condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori, dei ceti popolari, di moltissimi giovani ragazze e ragazzi, grazie alle politiche

liberiste, che, sia livello globale sia nel nostro paese, stanno usando la crisi economica e finanziaria per rimpinguare le casse delle oligarchie padronali, la casta dei banchieri e degli speculatori, con un vero e proprio massacro sociale.

Voglio invece provare a fissare con chiarezza alcuni aspetti sulla situazione politica venutasi a determinare in queste ultime settimane e che, giustamente, sconcertano noi tutte e tutti. Sabato scorso la Federazione della Sinistra ha vissuto una profonda rottura tra le sue forze costituenti. Il Pdci di Diliberto e la coppia Giampaolo Patta e Cesare Salvi, hanno deciso di attivarsi per verificare l’esistenza delle condizioni per un accordo politico interno al Centrosinistra, ovvero una coalizione con il Pd, Vendola e… poi si vedrà...

La ragione principale (e ufficiale) è sempre la solita: non si può ulteriormente rimanere fuori dal Parlamento. Ma a una più attenta lettura (più squisitamente “politica”), si intravede anche l’idea che sia in atto uno scontro tra componenti del Pd che vede i "socialdemocratici" alla riscossa, con la Cgil più spostata a sinistra, e che, quindi, esista lo spazio per un ruolo di pressione politica tale da spostare ulteriormente a sinistra l’asse del Governo. L’accusa che ci muovono questi compagni è di accettare la marginalizzazione, perché la nostra matrice culturale è impregnata di massimalismo, di estremismo velleitario, ecc., e di sottrarci dalla lotta politica. In definitiva, di non avere senso di responsabilità e di condannare la sinistra di alternativa antiliberista al suicidio. Non credo si debba rispondere rimanendo su questo livello, con altrettanti insulti e idiozie.

Il nodo è, invece, tutto politico, anche se gli interessi delle conventicole e gli opportunismi fanno sempre parte del contesto delle umane vicende. Veniamo dunque al punto. La costruzione di una rappresentanza parlamentare, degnamente legata ai contenuti espressi dalla sinistra di alternativa, è certamente un obiettivo importante a cui non intendiamo rinunciare. Vogliamo portare in Parlamento la voce, le speranze, le aspettative delle persone, ma anche un articolato programma concreto e partecipato, che risponda a quel pezzo di società che oggi si oppone alle ricette dei banchieri europei, a Monti e alle sue politiche. Non un fronte astratto e populista che scelga solo di coagularsi attorno al malessere generale dell’opinione pubblica, ma una costruzione di proposte e di progetti, in grado di perseguire con chiarezza l’obiettivo del superamento del modello di sviluppo capitalista che sta impoverendo l’umanità e distruggendo l’ecosistema. Queste proposte, questi progetti devono esplicitamente assumere il nodo del lavoro come centralità, l’uguaglianza come asse portante delle proprie politiche, la giustizia sociale come programma di massima.

Sulla base di questi orientamenti – vogliate perdonare la schematicità con cui li ho riassunti – in questi anni, come Prc, abbiamo concretamente svolto un lavoro di reinsediamento nelle fabbriche, tra i compagni del territorio, spendendo ogni energia (nelle condizioni date, con le risorse disponibili, nel quadro di oscuramento totale) per tenere aperta una prospettiva di uscita dalla crisi da sinistra.

In assoluta continuità abbiamo ora lanciato la campagna referendaria per art.18, art.8 e per cancellare la "riforma Fornero" sulle pensioni. Non credo possano esistere dubbi sul fatto che il contesto referendario è – e deve essere – quello di una campagna di opposizione al governo Monti, alle sue politiche, alle forze che le hanno sostenute.
Logico passaggio è quindi chiedersi «Ma davvero nel Pd, sulla sostanza delle scelte liberiste, si è aperto uno scontro?»

La risposta è evidente e non ci sono trucchi, imbrogli o raggiri che possano coprire la realtà: il Pd ha votato in Parlamento all’unanimità tutti i provvedimenti del governo dei "tecnici", in accordo con Berlusconi e Casini. Ha votato il taglio dell’art.18, dando uno strumento straordinario nelle mani degli imprenditori per una ulteriore precarizzazione della condizione di lavoro. Ha sostenuto la controriforma Fornero sulle pensioni (l’innalzamento ulteriore dell’età pensionabile, con la definitiva condanna di intere generazioni di giovani che mai entreranno nel mondo del lavoro). Ha sostenuto la scellerata scelta del pareggio di bilancio, che costringerà per i prossimi due decenni a leggi finanziarie da 40 miliardi di euro all’anno (una scelta che evidentemente produrrà non solo un attacco alle condizioni di vita come quelli che stiamo imparando a conoscere, ma la vera e propria cancellazione di conquiste fondamentali come sanità e istruzione pubblica, ecc...).

Gli slogan che in questi giorni risuonano nella campagna per le primarie non basteranno a far dimenticare le posizioni del Pd: la continuità con le politiche europee e, in questo contesto, l’orientamento già assunto per un’alleanza tra "progressisti e moderati", ovvero un accordo di governo con l’Udc che preveda il "montismo", con o senza Monti.

Occorre aggiungere – per dirla tutta – che, se l’appello a difendere la democrazia contro Berlusconi era tale da giustificare un’idea di «alleanza ampia tra chi sostiene la Costituzione», oggi, invece, in prima fila nell’operazione di demolizione della democrazia e della Costituzione stessa vi sono proprio Monti e Napolitano, con il Pd. Assistiamo a un processo di svuotamento degli organi istituzionali direttamente eletti dal popolo, in cambio di un progressivo centralizzarsi dei poteri allo Stato. Né l’attacco alla politica tanto in voga di questi tempi (che si nutre degli scandali, dei comportamenti malavitosi e delle ruberie varie che emergono ogni giorno) ambisce a sobrietà, efficienza e trasparenza: mira invece a concentrare il potere in nuove entità amministrative, svuotate di rappresentatività e legittimità, perchè nominate unicamente dai vertici. E questa è solo l’altra faccia delle politiche industriali tese all’emarginazione delle aree conflittuali del sindacato, partendo dall’espulsione della Fiom e dalla captazione come strumento di cogestione dei sindacati di regime. Mi dispiace, ma in questo caso "il pranzo non vale la messa". Non vi sono margini di accordo con il montismo né con coloro che lo sostengono oggi e si preparano a sostenerlo domani.

Se si è voluto evitare che lo strappo della Federazione della Sinistra fosse ancor più violento, lo si è fatto nel rispetto di molte realtà locali, dove le pratiche politiche e sociali hanno prodotto positive esperienze unitarie. Ma le differenze sono nette. Rifondazione Comunista lavora, in continuità con le pratiche politiche quotidiane dei propri militanti, per un’ampia aggregazione di sinistra, aperta, senza gerarchie tra partiti e pezzi organizzati di esperienze sociali, democratica e partecipata. Un’alleanza con contenuti chiari, che sperimenti un modo positivo di pensare alle elezioni, con l’obiettivo di dare visibilità e rappresentanza all’opposizione e che apra un grande confronto.
In questo senso ci sembra che l’appello «Cambiare si può», sottoscritto tra gli altri da Luciano Gallino, Haidi Giuliani, Don Gallo, Guido Viale, le prese di posizione di De Magistris, la possibile evoluzione in questo senso di parte importante dell’Idv (senza Donadi e molti altri che annunciano di confluire nel Pd), l’orientamento di molti quadri Fiom, potrebbero andare in questa direzione. Occorre tener conto, senza supponenza, della critica alla politica, liberarsi della spiacevole sensazione di essere parte di un sistema all’interno del quale facciamo fatica a distinguerci, a far comprendere la nostra diversità di contenuti e di pratiche.

Non siamo minoritari per vocazione (nè la nostra identità torna buona solamente per i funerali di Kim Il-Sung). Abbiamo il dovere di far sapere che Rifondazione è ancor oggi, con tutti i suoi limiti, una forza viva, presente sul territorio (in ogni territorio), diffusa, fatta di decine di migliaia di compagne e compagni e che questo è un patrimonio che non vogliamo perdere né svendere. Nelle nostre prospettive non rientra il baratto. Con nessuno.

Renato Cardazzo
Segretario Regionale Veneto

 

 

Palais Lumiére: l'opera o la speculazione del secolo?

Sono molto perplesso di fronte agli entusiasmi per il percorso netto che sta compiendo il Palais Lumiere che, come il campione del mondo di slalom gigante, sembra non conoscere ostacoli.

Sono sgomento che, di fronte ad un progetto che potrebbe rappresentare l'opera o la speculazione del secolo, la comunità istituzionale stia a guardare con gli occhi incantati del bambino che per la prima volta va alle giostre o a vedere gli aerei.

Come Rifondazione Comunista, per ora, non riusciamo a scorgere altro che i danni collaterali prodotti dal Palais Lumiere: sono convinto che non siano casuali i perpetui singhiozzi nell'investimento pubblico di Fincantieri e le crisi "improvvise" che stanno aggredendo realtà industriali importanti come le Acciaierie Beltrame e la Pilkington di San Salvo. Tutte realtà di elevata qualità industriale/occupazionale e compatibilità ambientale.

Ho la sgradevole sensazione che, al di là dei proclami trionfalistici sull'occupazione, il Palais Lumiere sia un grande affare solo per chi lo farà e per chi ha l'obiettivo di veder lievitare miracolosamente il valore delle proprie aree. A prescindere dal fatto che questi affari e questi miracoli si compiano sopra la pelle viva di migliaia di lavoratori.

Rifondazione Comunista non ci sta a questo gioco ed è per questo che ribadiamo con tutta la nettezza possibile la richiesta che si faccia con urgenza un'analisi delle dinamiche occupazionali che il Palais Lumiere potrà innescare, esaminando, di concerto con le Organizzazioni Sindacali, le ricadute sul commercio diffuso in città, sul sistema alberghiero nell'area vasta, sulla realtà universitaria e soprattutto sulle evoluzioni del polo industriale di Porto Marghera in seguito all'impatto con questo "meteorite urbanistico".

Noi puntiamo senza se è senza ma al rilancio del comparto manifatturiero di Porto Marghera e non vorremmo guardare inermi mentre si realizza il sogno, che fu di Galan e Brunetta, contenuto nella presentazione del progetto tratta dal sito del Palais (www.palaislumiere.eu/mobile/video.php), dove Portò Marghera appare come una grande spianata dove pochi alberelli sostituiscono l'area industriale.

Siccome non crediamo ad un futuro da facchini, camerieri o boscaioli per chi oggi svolge mansioni ad elevato grado di professionalità, in settori strategici per l'economia nazionale, chiediamo che si compia un deciso cambio di passo e che la questione occupazionale e del rilancio produttivo del polo industriale divengano il fulcro attorno al quale si svilupperà ogni futura azione istituzionale e progettuale.

Così, allo stesso modo in cui i limiti ENAC sono stati piegati all'obiettivo, si riveda il piano delle priorità e, al posto di un teatro da 7.000 posti, si finanzino le infrastrutture necessarie per insediare l'Oleificio Medio Piave dando una prospettiva ai lavoratori di Vinyls; al posto di una nuova superflua linea tranviaria si costituisca un fondo per espropriare i terreni che eventuali fughe inspiegabili o scientificamente programmate (come quella di Pilkington) lasceranno liberi e per riconvertirli in chiave industriale.

Solo così ogni entusiasmo sarà legittimo e potremo dire che il progetto di monsieur Cardin si configura come un grande affare dato in dono alla città e non come l'ennesimo pasticcio speculativo giocato sulla pelle di cittadini e lavoratori.

Rifondazione Comunista fa appello affinché si uniscano tutte le intelligenze critiche per contrastare ogni speculazione e lavorare affinché le trasformazioni che avvengono in città mirino alla crescita della comunità cittadina nel suo complesso.

 

Consigliere Federazione della Sinistra

    Comune di Venezia  Sebastiano Bonzio
 

 

Fare luce sugli assetti patrimoniali che interessano le aree del Palais Lumière

Interrogazione del consigliere Bonzio

leggi interrogazione in formato pdf

 

   

 

C'E' UN ASSESSORE COMUNISTA A MIRANO

 

La Sindaca di Mirano Maria Rosa Pavanello, con il convinto sostegno della coalizione di centro-sinistra che ha consentito di mettere la parola fine alla tragicomica esperienza della Giunta Cappelletto, ha nominato Cristian Zara, Segretario del Circolo di Rifondazione Comunista "Eugenio Bruno Ballan", nuovo Assessore, con deleghe alle Politiche per i Giovani, per lo Sport, per la Casa e per il Lavoro.
"Ho firmato oggi la nomina ad Assessore di Cristian Zara (33 anni) - ha detto la Sindaca - con deleghe alle Politiche per i Giovani, per lo Sport, per la Casa e per il Lavoro. Va sottolineata e valorizzata la giovane età del nuovo Assessore, il quale, tuttavia, vanta una consolidata e approfondita esperienza a livello professionale nel campo del Lavoro. Al nuovo Assessore va il mio augurio di buon lavoro: sono sicura che saprà svolgere al meglio il compito che gli viene affidato, collaborando all’attuazione del programma che gli elettori ci hanno chiesto di realizzare”.
"La nomina del compagno Cristian Zara - ha affermato il Segretario provinciale Sebastiano Bonzio - finalmente colma un vuoto inspiegabile all'interno della compagine di Giunta, rappresentato dall'assenza di una forza politica che ha svolto un ruolo fondamentale nel collasso della Giunta Cappelletto e ha raggiunto un livello di consenso determinante nella vittoria alle elezioni comunali 2012. 
Questa nomina è il doveroso riconoscimento dello straordinario impegno profuso in questi anni dalle compagne e dai compagni del Circolo di Rifondazione Comunista "Eugenio Bruno Ballan", a cominciare dallo stesso Cristian, in qualità di Segretario, e del compagno Luigi Gasparini che in questi anni ci ha rappresentato in Consiglio comunale tenendo aperta la possibilità di costruire una "Mirano Altra" rispetto alla città affaristica, fascisteggiante e xenofoba incarnata dalla Giunta Cappelletto.
A loro va il ringraziamento di tutta Rifondazione Comunista e a Cristian l'augurio di un buon lavoro che consenta di portare, nello svolgimento delle deleghe importantissime che gli sono state affidate, il punto di vista dei settori sociali più fragili che hanno scommesso nel nostro Partito per migliorare le loro condizioni di vita."

 

 

 

  

 

RELAZIONE DI APERTURA DI RENATO CARDAZZO

RIELETTO SEGRETARIO REGIONALE DEL PRC VENETO

 

Il Paese e la crisi

Celebriamo questo congresso in un momento drammatico della storia dell’umanità: mentre in larga parte del cosiddetto mondo occidentale e industrializzato le classi popolari stanno subendo un arretramento sul terreno delle conquiste e dei diritti che sembravano definitivamente acquisiti, in vaste aree del pianeta si consumano tragedie indicibili.

          leggi tutto (formato pdf, clicca qui)

 

 

SOLIDARIETA' ATTIVA CON LE POPOLAZIONI TERREMOTATE

 

 

 Enorme successo dell’iniziativa solidale promossa da PRC per l’Emilia

La rete solidale costruita da Rifondazione Comunista della Provincia
di Venezia con l’acquisto di Parmigiano Reggiano ha consentito  di
acquistare ben 3,2 tonnellate (per un valore di 35.000 euro circa) di
formaggio dal caseificio 4 Madonne di Medolla (MO).
Una delle aziende che ha avuto il magazzino lesionato dalle scosse
telluriche, un “piccolo/grande” primo contributo che speriamo possa servire per far ripartire l’attività produttiva e garantire i livelli occupazionali del caseificio e del settore.

Ricordiamo inoltre, con l’occasione, che Rifondazione Comunista si è
adoperata per allestire e gestire, nei campi di Cavezzo e Fossoli a Carpi
solo per citarne alcuni, spazi per i bambini, internet point, punti
lavanderia e per il taglio dei capelli, barba eccetera.

Sebastiano Bonzio
Segretario Provinciale Venezia

 

 

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

FEDERAZIONE DI VENEZIA

 

BILANCIO FINANZIARIO CONSUNTIVO PER L'ANNO 2010

 

approvato dal Comitato Politico Provinciale il 22-06-2012

 

RIEPILOGO

 

Entrate finanziarie esercizio 2010 + 35.429,43
Uscite finanziarie esercizio 2010 - 40.218,92
a) Saldo esercizio 2010 -   4.789,49
b) Saldo finale 2009 +  7.781,72
Saldo cumulato=(a+b) +  2.992,23

       Il Segretario                                                     La Tesoriera

       Sebastiano Bonzio                                                   Virna Bordin

 Il Presidente del Collegio di garanzia

 Maurizio Enzo

 

Pubblichiamo il riepilogo del bilancio consuntivo per l'anno 2010. Lo facciamo non solamente per un doveroso atto di trasparenza, ma per segnalare la gravità della nostra situazione economica chiedendo a tutte/i di farsene carico. Per la prima volta il saldo di esercizio 2010 si chiude in negativo. La sparizione della nostra rappresentanza parlamentare, la conseguente estinzione dei rimborsi elettorali e la diminuzione dei nostri eletti negli Enti Locali sono fra le principali cause di questa situazione. Crediamo però che il nostro Partito (nella sua dimensione collettiva) non abbia avvertito e assunto il problema dell'autofinanziamento come  questione centrale del nostro agire politico. Tutte le compagne e i compagni,i Circoli e tutte le strutture territoriali della nostra Federazione debbono mobilitarsi per rendere effettivo l'autofinanziamento che semplicemente si coniuga alla possibilità o meno di continuare le nostre battaglie, di continuare a far politica.

Riportiamo per chi ha la possibilità di contribuire gli estremi del conto bancario del PARTITO della RIFONDAZIONE COMUNISTA - FEDERAZIONE DI VENEZIA

CASSA DI RISPARMIO DI VENEZIA S.p.A.

ABI 06345  CAB 02064   IBAM IT57M0634502064615207035983

 

 

 

 

 

ASSISTENZA DOMICILIARE CONVEGNO DI RIFONDAZIONE A MESTRE 

 

Venerdì 1 giugno si è tenuto a Mestre un convegno dibattito sul tema dell'assistenza domiciliare e del diritto alla salute. Forte partecipazione di cittadini, lavoratori del settore dell'assistenza, utenti e disabili. Dopo una breve introduzione di Andrea Bonifacio (responsabile welfare del Prc veneziano) il convegno è entrato nel vivo con gli interventi di Gino Baoduzzi (responsabile sportello handicap Prc), Mirco Ferrarese (Cgil pubblico impiego), Piero Antonini (Usb), Sebastiano Bonzio (segretario provinciale Prc) e Pietrangelo Pettenò (consigliere regionale Federazione Sinistra Veneta).

Tema costante degli interventi: la necessità di difendere il carattere pubblico del settore sanitario, con il duplice obiettivo di soddisfare in pieno il diritto alla salute dei cittadini e di difendere le lavoratrici ed i lavoratori che operano in questo comparto.

Anche nel Comune di Venezia è necessario contrastare la tendenza alla privatizzazione dei servizi essenziali. Privatizzazioni spesso mascherate ma tutte mirate ad espropriare i cittadini di un loro diritto primario e sancito dall'articolo 3 della Costituzione.